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Ruspe demoliscono la facciata nord del silos Hennebique, preoccupazione e critiche. Autorità Portuale: «Sovrastrutture aggiunte dopo il 1945, prive di valore»

Le macchine stanno “mangiando” la facciata verso monte, lato università, dell’edificio vincolato. L’intervento sarebbe autorizzato, ma sta suscitando un vespaio di polemiche. Oggi il comunicato dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale: «L’intervento fa seguito al completamento delle attività che hanno consentito di riportare alla luce la facciata a mare, coperta da sovrastrutture aggiunte a partire dal 1945 per scopi funzionali ma prive di valore archeologico e paesaggistico»

Le prime foto della ruspa che abbatte strutture sulla facciata nord del silos comparse sui social sono quelle del fotografo del lavoro e del sociale Adriano Silingardi, che sulla pagina “Prè Molo Maddalena” ha scritto: «Che tipo di restauro conservativo è questo? Chi sa parli!».

Subito dopo è arrivato il post di Jacopo Baccani, architetto, studioso che a suo tempo aveva dedicato un capitolo all’Hennebique in una pubblicazione apposita sull’architettura industriale uscita con “La Repubblica”. Che ha scritto su Facebook, con una buona dose di sarcasmo: «Qualcuno ha mai visto pubblicato il progetto definitivo? Dove per “progetto” intendo quelle robe vetuste tipo diagrammi funzionali, planivolumetrici, piante e sezioni, ché dei soliti 3-4 render fuffosi (e in buona parte già smentiti dal cantiere) io personalmente ne avrei anche abbastanza».

«Tralasciando l’aspetto, tutt’altro che secondario, dell’approccio a una testimonianza di patrimonio industriale su cui si sono già spesi fiumi di inchiostro, e che comunque le modalità di intervento fanno pensare a un atteggiamento ambiguo nei confronti dell’oggetto su cui si va ad agire – aggiunge, ora, Baccani -, l’impressione è quella di una certa refrattarietà comunicativa, più in generale di una opacità dell’operazione sulla quale sono usciti per lo più articoli sensazionalistici, corredati dagli immancabili render più emozionali che descrittivi, a cui non ha fatto seguito, credo mai, la pubblicazione sugli organi di stampa, o comunque su supporti accessibili a tutti, di un vero e proprio progetto definitivo, un progetto corredato di diagrammi funzionali, destinazioni d’uso, piante, sezioni, fotoinserimenti. Tutto questo è motivo di imbarazzo ulteriore al momento di commentare quello che sta succedendo, perché si esprimono opinioni senza poter disporre delle necessarie informazioni e quindi ci si ritrova a parlare per sentito dire, sulla sola base di quanto già espresso e riportato negli anni passati dagli organi di stampa, ma in modo sempre molto frammentario. Vero è che tutta l’operazione ha sempre dato l’idea, più in generale, di un’urbanistica a corto raggio, per non dire a tentoni, per cui dovendo gestire un grande manufatto e quindi rifunzionalizzare un imponente pacchetto di metri cubi si è optato per il cosiddetto mix funzionale, ma un mix funzionale estremamente generico laddove l’Hennebique non si trova nel nulla, ma si relaziona con un intorno più o meno strutturato e che quindi è già munito di determinate funzioni e sicuramente carente di altre. Il mix funzionale che è sempre stato riportato è quanto di più generico si possa immaginare, per cui ci metto un po’ di terziario, un po’ di ricettivo, un po’ di residenziale e un po’ di commerciale che sembra la formula di un qualsiasi intervento di carattere immobiliare. Non solo, che io sappia questa operazione è andata avanti senza alcun aggiornamento di destinazioni d’uso, pur cambiando l’intorno con una novità notevole e promettente che si è avuta negli ultimissimi anni e cioè quella del futuro insediamento dell’Accademia della Marina Mercantile nelle palazzine retrostanti. Infine in tempi recenti si è arrivati all’acquisto da parte di Cassa Depositi e Prestiti e Autostrade di notevoli cubature. Vado a memoria: un piano a CDP e un altro piano ad Aspi, che in un certo senso è ancora CDP (Cassa Depositi e Prestiti ha acquistato una quota significativa di Autostrade per l’Italia, portando la società autostradale sotto il controllo pubblico n.d.r). Sicuramente una scelta legittima, però l’entrata in scena di un ente pubblico sa tanto di salvataggio di un’operazione immobiliare in affanno»

Il comunicato di oggi dell’Autorità di Sistema Portuale

Nell’ambito del progetto di riqualificazione dell’ex silos granario Hennebique, situato nel porto di Genova, sono attualmente in corso le operazioni di demolizione di una porzione della struttura sul lato nord-est dell’edificio.
L’intervento fa seguito al completamento delle attività che hanno consentito di riportare alla luce la facciata a mare, coperta da sovrastrutture aggiunte a partire dal 1945 per scopi funzionali ma prive di valore archeologico e paesaggistico.
Le demolizioni in corso vengono eseguite con l’ausilio di mezzi meccanici altamente specializzati, tra cui un escavatore dotato di braccio telescopico con un’estensione massima di 45 metri, al fine di garantire massima sicurezza ed efficienza operativa. In parallelo, proseguono le operazioni di bonifica della copertura sul lato nord-ovest, propedeutiche all’avvio delle successive attività di smantellamento.
Nel corso della demolizione della facciata a mare sono stati generati circa 3.000 metri cubi di detriti. Per il fronte nord si stima una produzione complessiva di ulteriori 20.000 metri cubi. I materiali verranno trattati in loco e trasformati in aggregati riutilizzabili per opere di riempimento, nell’ambito degli interventi in corso nel bacino portuale, tra cui la realizzazione del nuovo sistema viario di accesso ai terminal del porto di Genova. Anche la componente ferrosa sarà recuperata e destinata al riuso, contribuendo alla riduzione dell’impatto ambientale complessivo del cantiere. L’approccio adottato, coerente con i principi dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale, testimonia l’impegno dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale nella valorizzazione del patrimonio storico e architettonico, con l’obiettivo di restituire alla città un edificio iconico, trasformato in uno spazio aperto, accessibile e integrato con il tessuto urbano e marittimo.
In parallelo alle attività di demolizione, la cui conclusione è prevista entro la fine dell’estate, prosegue la redazione del progetto esecutivo, propedeutico all’avvio della fase di ricostruzione e riqualificazione dell’edificio.

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